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E di dettagli sui quali si allunga l’ombra lunga della storia il libro di Latella (lettura accattivante ed essenziale per capire in che Italia viviamo) trabocca. Come quando racconta del Berlusconi che, turbato come uno scolaretto («ero emozionato» ammetterà) si presenta all’esame del duello pre-elettorale in tv con Achille Occhetto, officiante un ecumenico Enrico Mentana. Come va, dottore? «Eh, insomma» taglia corto all’arrivo e insolitamente poco loquace si chiude nel camerino per il trucco, dove l’aspettano una rosa rossa, cipria, tè con molto zucchero, battute ripassate a memoria. Teso lui, teso l’altro, l’atmosfera si sgela nella gag più bella, quando Occhetto accusa: « Il Giornale in una vignetta mi ha messo in barca con dei mafiosi». E Berlusconi: «Beato lei che va in barca, io in barca non ci vado mai, ho troppo da lavorare». E già lì molto si sarebbe dovuto capire su come sarebbe stato difficile per la sinistra trattare con il Cavaliere senza correre il rischio di diventare ogni volta più antipatica.
Quei giorni della discesa in campo - Corriere della Sera